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Leggende su Santa Ruba

 

A circa 2 km dal paese lungo la statale 182 verso Vibo Valentia sorge una chiesetta oggi chiamata Santa Ruba, che secondo una leggenda fu fatta costruire da Ruggero il Normanno per espiare un suo peccato confessato solo al fratello, papa Callisto II. Questa chiesa è costituita da una cupoletta centrale a forma di ombrello "lanciata con grazia sui tamburi cilindrici ornata di lesene e di merlatura" che ricorda l'architettura bizantina. La chiesa è circondata da una leggenda suggestiva. Si dice che essa doveva essere consacrata da Callisto II. Ma durante il suo viaggio verso Monteleone (oggi Vibo Valentia) Ruggero morì. Sua moglie Adelaide, per paura che il papa non avrebbe officiato la consacrazione e di perdere così la propria reputazione gli tenne nascosto, inventando delle scuse, la morte di Ruggero fino a cerimonia avvenuta. Callisto II sconvolto dal dolore la maledì dicendole che colui che gli aveva suggerito l'inganno le avrebbe roso il cervello. Adelaide, per paura, si fece costruire un sepolcro nella chiesa di Santa Ruba, con la pietra più pesante che esistesse. Ma il serpente penetrò lo stesso nel sepolcro rodendole il cervello. Così la leggenda vuole che il fantasma della contessa si aggiri per la chiesa e che durante le notti di tempesta si odano ancora le sue grida isteriche.
Secondo un'altra leggenda, si crede che durante la dominazione francese a Monteleone (1806- 1815), i soldati nascosero un tesoro nella chiesa di Santa Ruba. Per ritrovarlo i cittadini di Monteleone e di Piscopio vi entrarono di notte e distrussero il pavimento poiché sognarono che il tesoro si trovasse dietro l'altare della Madonna, ma ad un certo punto furono colpiti da una pioggia di pietre e così fuggirono via. Si gridò al miracolo. Si crede anche che tale tesoro sia nascosto sotto la cupola e che solo tre fratelli riusciranno a recuperarlo ma soltanto uno di essi ne godrà visto che gli altri due moriranno.
Un'altra leggenda dice che la chiesa di Santa Ruba fu costruita da un ricco romano, in voto alla Madonna della Sanità per sfuggire alla pena del taglione. Si crede anche che la chiesa ed i suoi locali furono adibiti al Lazzaretto nel periodo delle epidemie e che Santa Ruba fosse una Santa orientale a cui i monaci Basiliani dedicarono la chiesa e il loro cenobio.

 


Leggenda su San Biagio

 

La leggenda ci presenta il vecchio vescovo attorniato dagli animali della foresta che andavano a fargli visita, portandogli del cibo. Scoperto dai cacciatori fu legato come un malfattore e portato in prigione. Nonostante i miracoli che San Biagio compiva anche in carcere, venne giudicato ugualmente, gli fu lacerata la carne con dei pettini di ferro acuminati usati per pettinare la lana. Il Santo dovette subire numerose ingiustizie fino alla fine quando fu decapitato.
Si dice che mentre veniva condotto al martirio, una donna portò ai suoi piedi il figlio che stava morendo poiché si era ingoiato una lisca di pesce e gli era rimasto in gola. San Biagio pose le mani sul bambino e pregò Dio e così il bambino fu guarito. Questo episodio ha fatto si che il Santo fosse considerato il protettore e guaritore dei mali della gola. La sua storia è giunta fino a noi attraverso il libro "La Leggenda Aurea", scritta da Jacopo da Varagine intorno al 1260, che ebbe grande diffusione nel Medioevo.

 


Leggenda legata alla statua di San Nicola di Bari presente nella chiesa di Mezzocasale

 

In un periodo non definito una famiglia conosciuta come i Benigni e che abitava in periferia ha segnato la statua del Santo troncandogli le gambe al di sopra delle ginocchia. Il giorno dopo però tutta la famiglia insieme a tutte le cose che possedevano scomparvero nel nulla senza lasciare traccia. Proprio per questo motivo nel paese rimase il detto popolare "spariu comu i Benigni" che significa "è scomparso come la famiglia Benigni".

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