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I Personaggi

De Maria Pasquale

 

Durante la prima guerra mondiale sulle montagne del Trentino Alto Adige un giovane soldato si distinse per le sue gesta eroiche ed ha portato onore e gloria al suo paese natale. Questo soldato portava il nome di Pasquale De Maria , egli nacque a San Gregorio d’Ippona l’11 giugno del 1888. Viveva in una famiglia agiata e frequentò la scuola elementare del paese.Era un uomo che credeva molto nel valore della Patria e un episodio che ci porta a dimostrare questo è che all’età di 17 anni falsificò i documenti per dimostrare di averne 18 e quindi potersi arruolare.

Nel 1915 dopo aver terminato il servizio militare fu richiamato per la guerra nel 49° reggimento fanteria ed in poco più di un anno di permanenza al fronte si distinse per il suo coraggio e per il suo profondo desiderio di vedere riunite all’Italia le città di Trento e di Trieste.

La notte del 22 ottobre 1915 da solo scalò una pericolosa altura coperta da 90 cm di neve e conquistò un avamposto austriaco formato da 10 soldati, ma quando il comandante austriaco lo pregò di non ucciderlo perché anche lui era italiano egli si commosse e alla fine lo abbracciò. Questa prima impresa gli valse la medaglia di bronzo.

La sua seconda impresa si svolse sul monte Cavallazza il 21 luglio del 1916 presso il passo di Rolle. Egli arrampicatosi su questo monte fingeva di dare ordini ad una truppa immaginaria e da solo fece arrendere 69 soldati austriaci, conquistando così un posto di grande importanza strategica. Tutto questo fece si che gli venisse assegnata una medaglia d’argento.

In una lettera, Pasquale descrive al suo caro maestro di scuola la spettacolare azione che era riuscito a compiere e l’emozione che aveva provato nell’affrontarla e scrive così:

 
"Professore carissimo,
Vi scrivo questa mia onde farvi conoscere che la mia salute è sempre buona e augurandomi che la vostra sia lo stesso. Se non vi scrissi prima, fu perché ero in disagi continui e non si trovava mai un pezzo di carta per scrivere agli amici più cari. Ma posso assicurare che vi ricordo sempre con affetto anche nel più duro cimento, ove più ferve la volontà di vincere per la nostra Italia. Il recente combattimento del 21 c.m., che il mio reggimento ebbe piena vittoria, ci procurò qualche giorno di riposo, che ora ne stiamo approfittando. E come per il passato siamo sempre in allegria, pensando sempre alla vittoria finale!!! Nel suddetto combattimento, io comprenderete bene, non volli mostrarmi meno valoroso di prima! Anzi mi distinsi più del 22 ottobre 1915 e la fortuna in tal giorno mi arrise, poiché la mia energia e modesto coraggio, mi portarono ad una magnifica azione, in cui facevo arrendere con sole parole immaginarie la bellezza di 69 austriaci. La stella quel giorno mi illuminò veramente, e pensando adesso, mi sembra un sogno!! E come mi trovai in quelle due trincee tedesche non lo so. E neanche so chi mi diede tale coraggio a chiedere la resa delle trincee a resistere alla forte emozione, quando quella gente uscivano dalle trincee disarmatisi da loro, che sembrava una vera fiumana di uomini! Un vero spettacolo! Gesticolando e con le grida chiamavo i compagni che da lungi avevano assistito alla scena , facendo comprendere ai prigionieri nell’ora della resa, e cioè quando all’improvviso mi videro alle loro spalle e prima che si riavessero dalla sorpresa un po’ brutta, che dietro di me vi era appiattata una compagnia che già aveva circondato le loro trincee. E spacciandomi per il capitano De Maria urlavo: "fermi ragazzi! Non uccidete i prigionieri! Perché si arrendono da bravi! Quando veramente giunsero cinque soldati e un sottotenente dei miei, mi sembrava di essere nato un’altra volta. E ciò valse a portarli via tutti. E non vi dico gli elogi che ebbi. Anzi volevo mandarvi una copia del rapporto, che fui proposto una seconda volta per la medaglia d’argento al v.m., ma ancora non mi fu dato. Certo vi dirò con piacere che tutti i superiori mi assicurano tale medaglia, dicendomi che la meriterei d’oro. I giornali del settentrione ne parlarono, e ve ne spedì uno, il Corriere della Sera, che mi intitolava "un eroe da romanzo". Come vedete, faccio quel che posso per la nostra Calabria … per la nostra Italia!
Affezionatissimi saluti a tutta la famiglia mia"
Devotissimo
Pasquale De Maria
(Eroi Vibonesi in trincea 1915-1918, Felice Muscaglione, ed. Mapograf)
Il 23 agosto 1916 un gruppo di alpini guidati dall’ufficiale tenente Cappellini ebbe l’ordine di conquistare la cima di Val Maggiore della catena del Lagorai. La difesa del nemico appostato tra le rocce con tiratori scelti arrestò l’avanzata e l’ufficiale Cappellini morì sul campo; Pasquale De Maria per vendicare la morte del suo tenente, si avventurò verso il nemico ma sfortunatamente lo uccisero. Il suo comandante Vincenzo Galasso lo propose per la medaglia d’oro con la motivazione che era stato
"un esempio mirabile di disprezzo del pericolo e di sereno coraggio, rincuorava e trascinava i propri compagni nell’ascesa di un ripido canalone roccioso verso una vetta fortemente difesa dal nemico. E mentre stava morendo continuava ad incitare i compagni a persistere nell’impresa".
Purtroppo il comandante Galasso morì in combattimento e non poté cosi portare a termine la proposta di medaglia d’oro al valore di Pasquale De Maria, gli fu assegnata soltanto la medaglia d’argento.

Le sue spoglie furono trasferite al cimitero di Rovereto e presso il Sacrario è stata collocata una campana, fusa con il bronzo dei cannoni offerti dalle nazioni partecipanti alla Prima Guerra Mondiale, affinché con il suo rintocco ricordasse i caduti di tutte le guerre del mondo.

San Gregorio d’Ippona ricorda il suo valoroso ed eroico figlio con l’intitolazione di una via del paese che porta il suo nome. (ATTO NOTARILE)

 

Sorbilli Giuseppe

 

Un altro personaggio molto importante per San Gregorio d’Ippona è l’artista Giuseppe Sorbilli, nato a Zammarò il 12 marzo 1824. Acquisì la sua prima formazione artistica a Polistena dove Fortunato Morano un artista che apparteneva ad una famiglia di decoratori diede vita ad una bottega dalla quale uscirono molti artisti calabresi.

Sorbilli maturò il suo stile di scultore a Napoli dove fu allievo di Cammarano e Citarelli. Nel 1848 aderì ai moti rivoluzionari, mentre nel 1849 ottenne una borsa di studio per frequentare una scuola d’arte a Roma. Egli può essere considerato un artista versatile poiché lavorò il marmo, il legno e l’argilla. Maturò un gusto classico ma in chiave veristica dimostrando una buona conoscenza dell’anatomia.

Alcune delle sue opere sono : Il Silenzio e la Preghiera ( statue in marmo ) che si trovano al cimitero di Napoli, San Marco e San Matteo nella cattedrale di Capua, I Quattro Evangelisti nella cattedrale di Avellino, Busto di Cimarosa al teatro San Carlo di Napoli, San Rocco nella chiesa parrocchiale di San Gregorio d’Ippona, altre sue opere si trovano nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Vibo Valentia come le statue in gesso di San Filippo Neri e di San Giuseppe Colasanzio, e i medaglioni di Santi Pietro e Paolo. Inoltre anche a Zammarò è presente una sua opere che è la statua della Madonna delle Grazie. Fu anche pittore e i suoi dipinti si trovano in Campania.

Morì a Napoli il 10 gennaio 1894.

Comune di San Gregorio d'Ippona

P.IVA : 00352950794

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